martedì 21 dicembre 2010

Nel mio primo romanzo citavo John Fante


Andai al comodino, tirai fuori Full of Life. Lo tenevo da solo, in un cassetto. Era l’unico posto pulito in tutta la stanza. Dentro quel libro conservavo le foto più preziose, le uniche che avevo. Ogni tre o quattro pagine ce n’era una. Mi sedetti sul letto e lo sfogliai. Rividi Sonia, piccola e rossa, un animaletto scappato da Marte. Rideva di me, di quanto ero imbranato con la sua macchina digitale. Girai pagina. C’era nonno Ernesto, a cavallo, la faccia dura come la terra da cui veniva. Poi c’era Sandra, il viaggio a Londra. A Sandra non piaceva quel libro. Non le piaceva quello che c’era scritto dentro, non le piaceva che io ci tenessi le foto. Diceva che sembrava un catalogo di anime, che lì dentro le persone perdevano spessore, dignità. Si riferiva alle donne, era chiaro. Forse sarebbe stato diverso se avessi messo le foto in un album, o se ogni donna avesse avuto un libro proprio. O se alla fine di ogni storia avessi bruciato tutto. Sapeva un cazzo, Sandra, dello spessore e della dignità dei miei amori. E poi non le piaceva John Fante, non poteva durare.

(da Donne e topi, Fazi editore, 2004)

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